superare la crisi

Adesso che la vacca è munta la abbandoni?

Ovvero Odissea nel mercato 2014, Fuga dall’edilizia

La ricordi la narrazione biblica delle vacche magre e delle vacche grasse?
Te la rammento brevemente…

Giuseppe era l’ultimo rampollo della famiglia di Giacobbe (il nipote di Abramo), amatissimo dal padre e invidiato dai fratelli. Questi gelosoni, organizzano uno scherzetto per levarsi l’incomodo e avere tutto l’amore di papà. Lo rapiscono mentre è al pascolo e lo vendono agli Egizi, che erano la superpotenza militare dell’epoca. Giuseppe viene a un certo punto incarcerato ma conosce l’interpretazione dei sogni e dopo due anni passati a sciogliere enigmi nelle patrie galere egiziane, viene convocato dal Faraone. Il sovrano (anche lui si sentiva un dio come Obama), probabilmente per questioni digestive aveva un sogno ricorrente che lo angosciava: sogna 7 vacche grasse e 7 vacche magre in riva al Nilo (nel sogno le vacche magre si mangiano le grasse: inquietante no?). Giuseppe profetizza 7 anni di prosperità e sette anni di carestia (non la chiamavano crisi allora). Che fare? Giuseppe suggerisce di fare come le formiche e accumulare 1/5 del raccolto per i periodi difficili che verranno. Allora Il faraone affida a Giuseppe l’incarico di riempire i granai e gestire le risorse. Arrivano i guai e L’Egitto riesce a sfangarla proprio grazie alla strategia messa in campo dal ragazzo. Giuseppe diventa ricchisimo e secondo solo al Faraone (un semideo si direbbe). Spinti dalla carestia anche i suoi fratelli giungono in Egitto. Giuseppe ora potrebbe vendicarsi e… (vuoi scoprire come finisce la storia? Leggila qui!)

Quello che importa a me è comunicarti un paio di cose che ci possono aiutare a riflettere.

La crisi che viviamo non è la prima, e non sarà l’ultima.

Peraltro questi periodi di carestia in passato hanno sempre condotto a guerre (rif: 1873 e 1929) civili o meno. Però in quei tempi non avevano l’Europa che iniettava denaro (Potrebbe essere un punto di vista diverso rispetto alle responsabilità). Il nostro paese è il più corrotto dell’Unione, il più burocratizzato, il meno stabile. Cosa dovrebbero fare gli altri Stati? Siamo abituati a chiedere aiuto quando le cose vanno male e a non condividere i profitti quando vanno bene. Vuoi un esempio? Mi è capitato in passato, quando mi illudevo che certe associazioni fossero dalla parte delle imprese iscritte, di sedermi attorno al tavolo della commissione marketing di una importantissima associazione della categoria edile. Insieme con me c’erano i rampolli delle famiglie delle imprese più importanti. Trentenni che avevano studiato in America, viaggiavano, parlavano inglese e non avevano mai fatto un giorno in cantiere.
Chiedo: “Chi di voi si occupa di marketing in azienda?” Risposta: silenzio e zero mani alzate. Ok soprassediamo. Mentre si abbozzavano le più incredibili proposte, proprie di chi non ha mai speso un solo euro nel marketing, esce una dichiarazione tipo: “Lo Stato dovrebbe aiutarci e comprare le case invendute”.
Strabuzzo gli occhi, non credo alle mie orecchie. “Ma dici sul serio? E quando ne vendevate a decine e accumulavate fortune enormi perché non avete condiviso con lo Stato i profitti?”.
Ok non voglio fare una sterile polemica, era solo una nota più o meno divertente sul pensiero imprenditoriale delle nuove leve.

Nessuna Associazione, Ente, Partito, Categoria professionale verrà in tuo soccorso.

Le categorie sono impegnate per lo più a comprendere come mantenere viva la quota associativa che, abbassandosi, pregiudica il posto di lavoro degli addetti (con tutto il rispetto per i lavoratori). Ma quali iniziative mettono in campo? Quel che conta è che te la devi cavare da solo. Come imprenditore puoi analizzare la situazione e definire una strategia per comprendere come affrontare il futuro del settore. Quello che ha funzionato nel ventennio prima dell’inizio delle vacche magre, non va più bene. Occorre imparare qualcos’altro e cambiare. Einstein diceva che facendo le stesse cose, la realtà non cambia. Se vogliamo ottenere qualcosa di diverso dobbiamo fare qualcosa di diverso.

Basta con la formazione tecnica. Vi prego!

Le più grandi aziende del mondo, quelle nella graduatoria di “Fortune 500”, investono la maggioranza delle risorse in formazione per sviluppare le abilità dei propri collaboratori. La formazione sul prodotto serve nella misura in cui è utile a risolvere i problemi dei clienti. E’ importante, sono d’accordo. Ma oggi non basta! Addirittura ritengo debba assumere un ruolo di secondo piano. Altre abilità servono agli operatori del settore per uscire dal guscio e aprirsi al mercato. La cosa triste è che quando parlo con qualche addetto del settore (non tutti per la verità) mi viene trasmessa una sensazione di avere a che fare con gente ferma a venti anni fa, che è interessata solo alla speculazione, che non si evolve, che vive di immobilismo e che non è aperta al nuovo, al cambiamento, alle nuove tecnologie e a competere nel mercato odierno. Un quadro piuttosto allarmante.

resistereIn un periodo di vacche magre come si può resistere?

Non ho la sfera di cristallo, però studiando quel che è successo in passato e ascoltando il parere di molti esperti, questo è uno di quei momenti dove bisogna prendere delle decisioni. Occorre fare qualcosa. E in certi momenti l’unica cosa da fare è ricominciare ad apprendere. Vendere il Tetto nasce, in un momento di grande difficoltà del settore per dare risposte agli operatori dell’edilizia. Per aiutarli ad apprendere. Per offrire strumenti che li mettano in grado di competere. Siamo i primi, forse gli unici a considerare chi lavora in edilizia. A impegnarsi per portare novità e insegnamenti che di certo faranno la differenza da qui ai prossimi anni.

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Entra in azione!
A presto
Fabio

 

About The Author

Enzo Volpi

Specialista di Vendita e Marketing in Edilizia

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